Milano – Si sveglia il Milan. Si sveglia appena c’è il pericolo concreto di diventare la storiella del campionato e di uscire dai giochi del tricolore prima del tempo. Si sveglia in modo perentorio come piace alla sua gente, con una prova che testimonia di progressi vistosi e di lezioni mandate a memoria. Segno che dentro il gruppo di Milanello i primi due schiaffoni rimediati con Bologna e Genoa mettono giudizio all’intera compagnia. Compreso Ancelotti protagonista di scelte coraggiose: lasciare in panchina a prendersi le raffiche di tramontana Shevchenko e Ronaldinho non è proprio semplice. Ma bisogna privilegiare la salute dei giovani (Pato e Borriello) oltre che il talento purissimo di Kakà, in evidente progressione. E con questa combinazione felice, il Milan dispone facilmente della Lazio ritornata a terra dopo due turni appena. Addirittura più facilmente di quel che appare all’intervallo, col risultato in bilico sul 2 a 1. La spiegazione didascalica è molto semplice: se il Milan aggiunge all’abilità delle sue stelle e alla precisione dei suoi attaccanti, il senso dell’appartenenza, il sacrificio e la corsa, allora le distanze e le categorie vengono fuori. E forse questo Milan, bello di notte e inguardabile di giorno, può solo migliorare da qui al derby che è poi l’appuntamento di domenica prossima.
È vero, non basta il talento. Ci vuole anche un pizzico di fortuna, come ricorda Silvio Berlusconi arrivando allo stadio.
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