La vertenza tra il governo italiano e la Ue sulle impronte ai bimbi rom non è affatto «chiusa» come avevano cercato di farci credere. Sono bastate le indiscrezioni (di fonte certa) sull’audizione del commissario alla Giustizia Jacques Barrot davanti agli eurodeputati della commissione parlamentare Libertà civili per demolire le bugie di Maroni e del governo con cui si era accreditato, in Italia, l’«accordo» dell’esecutivo comunitario con le misure anti-nomadi. Come se non bastasse, mentre nel vertice sui rom ieri a Bruxelles, la rappresentante del governo italiano veniva pesantemente contestata, si è andata profilando una nuova occasione di scontro. Alla delegazione di sette deputati della commissione Libertà civili che da domani saranno a Roma, si sono aggregati, senza che nessuno li avesse invitati, alcuni tra i peggiori esponenti della destra razzista e xenofoba di casa nostra, tra cui i fascisti Roberto Fiore e Luca Romagnoli e il collega di partito di Maroni Mario Borghezio, con la trasparente intenzione di «bilanciare» le prevedibili critiche della delegazione «vera».Ma andiamo con ordine. Barrot, forse di malavoglia, davanti ai parlamentari europei ha dovuto sbugiardare Maroni su due punti. Il primo sono le assicurazioni distribuite a destra e a manca dal ministro sul fatto che la sua risposta alle sollecitazioni al chiarimento venute dalla Commissione di Bruxelles era consistita sic et simpliciter nell’invio dell’ordinanza originaria e che quindi era stata quella l’oggetto dell’«assoluzione» di Bruxelles.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79062