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Birmania, un anno dopo Agosto 31, 2008

Archiviato in: press news — seuncio @ 7:35 pm
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Un anno fa, di questi giorni, entravano nelle nostre case le immagini di migliaia di monaci buddisti, scalzi e a mani nude, nelle loro tuniche color zafferano, in corteo nelle strade delle città birmane. Protestavano contro un violento rincaro dei prezzi che rendeva ancora più penose le condizioni di vita quotidiana di una popolazione già frustrata dalla povertà e dall’oppressione della dittatura. La protesta dilagò per settimane in tutto il paese. Fino a che la giunta militare – inizialmente sorpresa e incerta di fronte a quel moto di popolo – lo soffocò con la violenza. L’indignazione fu enorme. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu condannò la repressione. Il Segretario generale Ban Ki Moon nominò un Rappresentante speciale, Ibrahim Gambari, con il compito di promuovere e favorire una stagione di riconciliazione nazionale e di transizione democratica. Stati Uniti, Unione Europea e altre nazioni occidentali adottarono sanzioni. L’Asean – l’associazione regionale dei Paesi del Sud-est asiatico – e i principali Paesi della regione, pur non adottando sanzioni, chiesero la fine della repressione e l’avvio di un dialogo tra Giunta e opposizione democratica guidata da Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace e leader di quella Lega Nazionale per la Democrazia (Ndl) che nel ‘90 aveva ottenuto una schiacciante vittoria elettorale, subito soffocata dai militari. Nelle settimane immediatamente successive alla repressione la Giunta – consapevole e preoccupata dell’assoluto isolamento internazionale in cui era precipitata – fece qualche timida apertura: Gambari potè visitare il Paese, ottenendo la liberazione di gran parte degli arrestati, incontrando Aung San Suu Kyi e promuovendo l’avvio di colloqui tra un rappresentante della Giunta e la stessa Aung San Suu Kyi, che ebbe anche la possibilità di riunirsi – per la prima volta dopo anni di isolamento – con i pochi dirigenti della Nld ancora in libertà.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78464

 

Ricordato 40 anni dopo il sacrificio di Jan Palach Agosto 22, 2008

Archiviato in: press news — seuncio @ 3:11 pm
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Una corona di fiori gialli e rossi del Campidoglio è stata deposta davanti al monumento dedicato a Jan Palach, nella piazza che porta il suo nome nel Municipio II. A organizzare la cerimonia in onore del giovane che si diede fuoco a Praga per protestare contro l’invasione sovietica della Cecoslovacchia, è stata l’associazione culturale Italo-Germanica. Attorno al monumento, anche corone di fiori dei Municipi II e XX. «Da Roma – ha raccontato Gino Ragno, giornalista e segretario generale dell’associazione – avevamo rapporti con alcuni giovani dissidenti di Praga. Il ventuno agosto ci trovavamo proprio a Praga quando fummo svegliati alle tre al grido di “arrivano i russi”. Così, da giornalisti siamo diventati combattenti della causa. È ora di ricordare come il comunismo abbia rappresentato nel mondo l’infame violenza totalitaria». Il sindaco Gianni Alemanno ha inviato un messaggio a sostegno del ricordo di Jan Palach, definendolo «uno dei simboli non solo della resistenza anti-sovietica della Cecoslovacchia, ma di tutti coloro che nel mondo, per difendere i valori supremi di libertà e democrazia, hanno combattuto contro ogni tirannia».In un altro messaggio, il presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini ha sottolineato che «la Primavera di Praga rimane nella memoria dei popoli come un’esperienza fondamentale nel cammino verso la democrazia di quella parte d’Europa che ha vissuto sotto l’oppressione del modello totalitario sovietico dal secondo dopoguerra al 1989».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284936