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Bossi: “Dopo l’ictus pensai di lasciarmi morire” Settembre 1, 2008

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Roma – Lottare o lasciarsi andare. Accettare o rifiutare. Resistere o mollare. Umberto Bossi sa bene quanto sia difficile scegliere per il meglio, quando d’improvviso la malattia ti cambia la vita. Sa bene quanto si debba faticare per non lasciarsi prendere dallo sconforto e chiudere anzitempo la partita. Sa bene, tra l’altro, quanto dolore possano provare i congiunti, i parenti più stretti, quelli che ti stanno accanto giorno e notte. Il più delle volte impotenti. Il Senatùr lo sa da almeno quattro anni. Da quando arrivò l’ictus.

Oggi, però, la sua forza d’animo – assicura – ha avuto la meglio. Ma in passato, tanti dubbi, molti tentennamenti. «In quei momenti ero convinto che non sarei più guarito», dichiara il ministro per le Riforme a Gente. Cosciente, spiega, di non riuscire «davvero a intravedere un futuro, una speranza». «Frastornato», impegnato in una «lotta durissima tra paura, angoscia e speranza». Nel corso della quale, rivela, «ho pensato di lasciarmi andare, di non lottare più per sopravvivere».

Esperienza diretta, dunque. Tale da comprendere chi, in questi mesi, ha riaperto il dibattito sull’eutanasia. Tale da capire, magari senza condividerla appieno, la posizione di Beppino Englaro, papà di Eluana – la donna in coma da quasi 16 anni a seguito di un incidente stradale – che, tra carte bollate e appelli di varia natura, porta avanti la sua battaglia.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=287176

 

Agosto 22, 2008

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Via San Lorenzo indecorosa tra cani e clochard Agosto 22, 2008

Archiviato in: news archives — seuncio @ 3:30 pm
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(…) Loro, i barboni di ultima generazione, tanto giovane che qualcuno ha addirittura i lineamenti di chi ha da poco passato l’adolescenza, si aggirano nel salotto buono della città della Lanterna con sacchi, zaini e soprattutto i loro cani, sempre di grossa taglia e sempre senza museruola e guinzaglio, anche se la legge direbbe diversamente. «Francamente – dice una signora che abita nella zona – questi ragazzi e ragazze sbandati fanno un po’ paura. Ti vengono incontro in mezzo alla strada con questi cagnoni liberi che sporcano dappertutto. Qualche volta chiedono l’elemosina o qualcosa da mangiare, spesso importunando i passanti. E quando viene sera è anche peggio. Qualche timore a passeggiare per strada c’è». Analoghe le dichiarazioni dei pochi negozianti aperti anche nella stagione estiva, «oltretutto – osservano – questa situazione non fa bene agli affari».Per fortuna ci sono le forze dell’ordine, ieri una pattuglia della polizia, che abitualmente pattuglia l’area, ha effettuato controlli proprio sui pankabbestia. Gli agenti hanno verificato documenti e identità, per un po’ via San Lorenzo e la bella Cattedrale, si sono presentate prive di accattoni e mendicanti. Ma c’è da aspettarsi che da oggi le cose tornino come prima. «Il fatto è – commenta un passante – che questo è un pezzo di città con una storia importante: c’è la cattedrale, a due passi c’è palazzo ducale.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284962

 

Il regista Zhang Yimou: «I diritti umani? Inutili L’Europa non capisce» Agosto 22, 2008

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I diritti umani? Un peso inutile. A non aver capito nulla è l’Europa, che si ostina a pensare che i diritti delle persone vengano prima del raggiungere uno scopo. È questo il succo dello “Zhang Yimou pensiero”, che il regista autore di pellicole famosissime come «Lanterne rosse» e «Hero» ha esplicitato in maniera clamorosa (e sorprendente) in un’intervista al quotidiano cinese «Weekend al sud». In particolare, secondo il regista della cerimonia di apertura (e di quella di chiusura) dei Giochi olimpici di Pechino, i diritti umani rendono l’Occidente inefficiente e non gli consentono di raggiungere gli elevati standard organizzativi e artistici di cui sono capaci i cinesi. «Solo con il senso dell’ordine, con l’ubbidienza, la bellezza delle masse e il loro movimento armonico si possono realizzare elevate interpretazioni artistiche», ha dichiarato Zhang Yimou.«È grazie alla nostra cultura – continua il regista – che noi cinesi riusciamo a fare in una sola settimana le cose che gli europei fanno in un intero mese». A essere “superiori” come i cinesi, sarebbero gli abitanti della Corea del Nord, per cui Yimou nell’intervista ha espresso la sua «incondizionata ammirazione per le manifestazioni politico culturali che sanno esprimere». Un’ammirazione dovuta «all’uniformità, che esprime bellezza». E, per esemplificare il suo pensiero, il regista ha citato una scena della cerimonia d’apertura dei Giochi, in cui sul terreno dello stadio “Nido d’uccello” blocchi argentei con i caratteri di stampa cinesi si sollevavano e si abbassavano come in una macchina da scrivere.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284777